Tra D’Alema e Renzi, io sto con Prodi.

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Tutti ad incensare o attaccare Romano Prodi per quello che farà il 4 dicembre, e in pochissimi che abbiano letto (e fatto tesoro) della parte più importante della sua dichiarazione, quella che parla di cosa succederà (comunque vada il referendum) dal 5 dicembre in poi: “La mia vicenda politica si è identificata nel tentativo di dare a questo Paese un modello maggioritario e bipolare. C’è chi ha voluto ignorare e persino negare quella storia, come se le cose cominciassero sempre da capo, con una leadership esclusiva, solitaria ed escludente. E c’è chi ha poi strumentalizzato quella storia rivendicando a sé il disegno che aveva contrastato“.
Al di là di come ha deciso di votare, Prodi ci rimprovera tutti. Ma qualcuno forse deve sentirsi più rimproverato degli altri.

Referendum: nessuno vince, tutti perdono.

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Alcune considerazioni che volevo fare ad urne praticamente chiuse, sul referendum sulle trivellazioni marine:
1) Ci sono milioni di elettori che hanno dimostrato una preoccupazione. I partiti che siedono al governo (ma anche all’opposizione) dovranno comunque dare loro una risposta.
2) Il PD sui referendum abrogativi ha sempre mostrato qualche problema. Come dimenticare la fatica con cui siamo scesi in campo a favore dell’acqua pubblica e contro il nucleare nel 2011? E ci tengo a dirlo: allora Renzi non era Segretario, eppure …
3) La campagna é stata dominata dagli spauracchi, più che dai contenuti. “Referendum anti-Renzi”, “la spallata al Governo” e altre robe così ci hanno ammorbato per tutto il tempo. Dall’altra parte, mi sarei aspettata altro da parte dei detrattori di questo referendum: ad esempio l’orgoglio di voler difendere la legge in questione e quindi di schierarsi apertamente per il NO, cosa che in pochi (a cui va il mio rispetto) hanno fatto.
Il concetto di “referendum inutile” è stato un errore comunicativo: se i promotori sbagliano, allora difendila, ‘sta legge. Questo è fare politica.
4) Invito all’astensione da parte del PD nazionale. È vero, in passato lo hanno fatto anche i Ds (nel 2003), Travaglio e la Lega (nel 2009), Berlusconi (nel 2011), ma bisognava comprendere che nel 2016, con l’astensione a livelli record e il tasso di fiducia nella politica più basso della storia, dire che “non esprimere un voto è un diritto” è molto, molto pericoloso. Ci mette su una strada senza ritorno e i distinguo in futuro suoneranno solo come arrampicate sugli specchi. Cosa distingue chi è stato a casa a questo giro con chi è stato a casa durante le regionali del 2014?
5) C’è un vincitore? Secondo me no. Perdono i sostenitori del SÌ che non hanno insistito abbastanza su un punto: in ballo non c’erano solo questioni ambientali, ma l’eterna questione del rapporto tra pubblico e privato. Il vulnus di questa legge è che proroga concessioni a tempo indeterminato, togliendo alle compagnie l’onere di smantellare le piattaforme (cosa costosissima). Il pubblico si mette in una posizione di subordinazione, reiterando un vizio grave che l’Europa da sempre ci contesta. Si sarebbe dovuto parlare meno di “salvare il mare” e più di questi temi.
Perdono i sostenitori del NO le cui ragioni non si sono praticamente sentite.
Ma perdono soprattutto coloro che tifavano per il mancato raggiungimento del quorum: perché perdono il legame tra politica e partecipazione. A loro rimane la politica che chiama alle urne solo quando gli fa comodo.

Se qualcuno dopo tutto questo si sentirà più forte di prima, forse dovremo domandargli: “A quale prezzo?”.

Il 17 aprile voto SI’

Un quesito complesso, è vero, ma se ci troviamo in questa situazione la responsabilità non è di certo di chi chiede che il pragmatismo (ad oggi non si può rinunciare di punto in bianco ai combustibili fossili) non schiacci completamente anche il doveroso slancio verso un futuro diverso.
Votando sì, si chiede di non prolungare le concessioni delle trivellazioni entro le 12 miglia, che comportano solo una piccolissima percentuale della produzione di gas e petrolio italiano, ma al contempo darebbe impulso alle energie rinnovabili, con la creazione di molti più posti di lavoro di quelli che garantiscono oggi le perforazioni marine.
Facciamo arrivare prima il futuro! (dalla Gazzetta di Modena del 10/04/2016)
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