L’Italia solidale dov’è?

Ció che è accaduto a Goro mi lascia quasi stordita. Non solo per quello che è accaduto in sè, ma anche per quanto potenzialmente puó accadere. Per quell’immagine spaventosa di comunitá che neanche ci prova ad essere accogliente: non ci diamo il tempo di conoscere quelle persone, di dargli un volto, di sapere i loro nomi. Di scoprire, in sostanza, chi sono, al di là delle etichette (profugo, migrante, clandestino, etc.). Non ci proviamo, consci che la convivenza è difficile, che i problemi ci possono essere, ma anche essere affrontati. Vadano via, lontano da noi. Stordisce sapere che tutto questo oggi si è rivoltato contro donne e bambini provenienti da un altro paese, ma che domani chiunque puó essere rifiutato a priori, colpevole di essere quello che è: una persona che vive ai margini, chi ha sbagliato, chi disturba troppo, chi è brutto a vedersi, chi fa paura, chi è malato, chi è diverso. Il senso di comunità si sta sfaldando e forse questo sí, meriterebbe le barricate.

Il reato di clandestinità va eliminato.

Perché, come non c’era alcuna giustificazione nell’incarcerare qualcuno con la colpa di essere quello che è (clandestino), altrettanto non ha senso comminare una sanzione che nessuno pagherà (mentre la macchina della giustizia va sempre più a rilento, dati alla mano). Siamo seri, su. E non venitemi a tirare fuori Vignola o Colonia o Daesh … Questioni serie o gravissime, ma che con questa faccenda non c’entrano un tubo. Perché la vostra logica del minestrone (va bene mischiare tutto, purché riempia la pancia) fa perdere tempo e lucidità. E, francamente, ha rotto.

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