I parchi sono luoghi di vita!

Era il 2010, a Modena infuriava il dibattito tra chi (come l’allora giunta e la quasi totalità del PD modenese) pensava che il Parco Ferrari dovesse essere destinato ad ospitare strutture private (una piscina con annesso centro commerciale, in particolare) e chi riteneva che la sua vocazione fosse invece quella del parco. Infatti, in tutta Europa, i parchi cittadini sono luoghi di verde e di vita. Anni fa mi sono esposta (andando anche contro il mio partito) proprio per riaffermare questa idea e alla fine ha prevalso il buon senso.
Oggi non penso proprio che una grande festa di popolo come il concerto di Vasco Rossi possa mettere in qualche modo in discussione quella idea: Modena è una città civile e con le dovute attenzioni saprà tutelare il verde, la conformazione del parco Ferrari, il suo decoro.
Sia ben chiaro che se ci fermiamo davanti a questo, se chiuderemo lo spazio comune più bello della nostra città a causa di una non ben precisata paura, allora avrà avuto ragione chi diceva che senza “grandi opere” non c’è vita. Forza.
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Referendum: nessuno vince, tutti perdono.

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Alcune considerazioni che volevo fare ad urne praticamente chiuse, sul referendum sulle trivellazioni marine:
1) Ci sono milioni di elettori che hanno dimostrato una preoccupazione. I partiti che siedono al governo (ma anche all’opposizione) dovranno comunque dare loro una risposta.
2) Il PD sui referendum abrogativi ha sempre mostrato qualche problema. Come dimenticare la fatica con cui siamo scesi in campo a favore dell’acqua pubblica e contro il nucleare nel 2011? E ci tengo a dirlo: allora Renzi non era Segretario, eppure …
3) La campagna é stata dominata dagli spauracchi, più che dai contenuti. “Referendum anti-Renzi”, “la spallata al Governo” e altre robe così ci hanno ammorbato per tutto il tempo. Dall’altra parte, mi sarei aspettata altro da parte dei detrattori di questo referendum: ad esempio l’orgoglio di voler difendere la legge in questione e quindi di schierarsi apertamente per il NO, cosa che in pochi (a cui va il mio rispetto) hanno fatto.
Il concetto di “referendum inutile” è stato un errore comunicativo: se i promotori sbagliano, allora difendila, ‘sta legge. Questo è fare politica.
4) Invito all’astensione da parte del PD nazionale. È vero, in passato lo hanno fatto anche i Ds (nel 2003), Travaglio e la Lega (nel 2009), Berlusconi (nel 2011), ma bisognava comprendere che nel 2016, con l’astensione a livelli record e il tasso di fiducia nella politica più basso della storia, dire che “non esprimere un voto è un diritto” è molto, molto pericoloso. Ci mette su una strada senza ritorno e i distinguo in futuro suoneranno solo come arrampicate sugli specchi. Cosa distingue chi è stato a casa a questo giro con chi è stato a casa durante le regionali del 2014?
5) C’è un vincitore? Secondo me no. Perdono i sostenitori del SÌ che non hanno insistito abbastanza su un punto: in ballo non c’erano solo questioni ambientali, ma l’eterna questione del rapporto tra pubblico e privato. Il vulnus di questa legge è che proroga concessioni a tempo indeterminato, togliendo alle compagnie l’onere di smantellare le piattaforme (cosa costosissima). Il pubblico si mette in una posizione di subordinazione, reiterando un vizio grave che l’Europa da sempre ci contesta. Si sarebbe dovuto parlare meno di “salvare il mare” e più di questi temi.
Perdono i sostenitori del NO le cui ragioni non si sono praticamente sentite.
Ma perdono soprattutto coloro che tifavano per il mancato raggiungimento del quorum: perché perdono il legame tra politica e partecipazione. A loro rimane la politica che chiama alle urne solo quando gli fa comodo.

Se qualcuno dopo tutto questo si sentirà più forte di prima, forse dovremo domandargli: “A quale prezzo?”.

Il 17 aprile voto SI’

Un quesito complesso, è vero, ma se ci troviamo in questa situazione la responsabilità non è di certo di chi chiede che il pragmatismo (ad oggi non si può rinunciare di punto in bianco ai combustibili fossili) non schiacci completamente anche il doveroso slancio verso un futuro diverso.
Votando sì, si chiede di non prolungare le concessioni delle trivellazioni entro le 12 miglia, che comportano solo una piccolissima percentuale della produzione di gas e petrolio italiano, ma al contempo darebbe impulso alle energie rinnovabili, con la creazione di molti più posti di lavoro di quelli che garantiscono oggi le perforazioni marine.
Facciamo arrivare prima il futuro! (dalla Gazzetta di Modena del 10/04/2016)
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