Analisi “socio-culturale” delle elezioni amministrative

QUESTA NON E’ UN’ANALISI DEL VOTO: ma prima di tutto prova ad essere, almeno parzialmente, un’analisi socio-culturale (che attirerà critiche bi-partisan, tranquilli!) 😉
Ognuno ha la sua visione sull’andamento delle elezioni amministrative, io vorrei aggiungere qualcosa in più.
Ho come il presentimento che in Italia non sempre si venga giudicati dagli elettori sulla base di queste o quelle politiche, o di quanto bene o male si amministra una città (e anche recentemente ci sono stati casi evidenti).
Sicuramente lo story-telling renziano non funziona più, lo Sblocca-Italia e il Job’s act hanno allontanato una fetta di elettorato dal PD, ancor più della fin troppo vituperata riforma Costituzionale (per la quale milioni d’italiani si stanno scoprendo improvvisamente costituzionalisti), ma la vera sostanza della sonora e nettissima batosta secondo me sta altrove.
 
Sta in buona parte nell’atteggiamento di Matteo Renzi.
 
Sì, nell’atteggiamento prima ancora che nelle politiche del suo governo, perchè l’italiano medio, che non è sceso in piazza per protestare in questi due anni di governo tranne rare eccezioni, forse (purtroppo!) manco le segue le politiche di un governo.
Nella società liquida dicono che si voti sempre più a sensazione, boh, sarà… Di certo, in un sistema elettorale a doppio turno (come le amministrative, ma ora, ahimè con l’Italicum, anche le politiche) e soprattutto tripolare (CSX, CDX e M5S), non basta essere la prima scelta della maggioranza relativa dei votanti (com’è il PD), ma bisogna essere perlomeno la seconda scelta della MAGGIORANZA ASSOLUTA!
 
E invece Renzi, pur non avendo di certo governato peggio del D’Alema del 1999 (and btw, Alfano/Verdini are just the new Mastella/Cossiga), sta sbagliando impostazione.
La sua polarizzazione, il suo “nazional-popolarismo” che mal si adatta al background storico del centrosinistra italiano e che scimmiotta il populismo di Grillo e Salvini, nella battute, nelle offese, nelle estremizzazioni, ha sì allargato in parte la base di consenso (anche se perdendo a sinistra), ma provocando anche una contrapposizione insuperabile con il resto dell’elettorato che porta ad un sentitissimo voto di protesta. A quel voto di vendetta dell’elettore leghista o grillino che al secondo turno, senza più prima scelta, ti vota contro a prescindere e solo per impalarti. Un voto che in democrazia vale comunque come un voto ponderato e valoriale.
 
La sfrontatezza del premier-segretario, ormai trasformatasi sempre più in arroganza (o perlomeno percepita come tale), evidentemente non paga più.
Io penso che per uscire dalla crisi in cui sta scivolando il centrosinistra italiano serva qualcos’altro. Che ne so…un Prodi, ovviamente non lui-lui, ma la sua impostazione e le sue capacità: governare bene, ma anche, soprattutto, saper unire un paese in un momento che rimane difficile.

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